L’AI passa da rischio di policy a motore d’attacco
GTIG di Google ha visto il salto che cambia la lettura del problema: nel secondo trimestre 2026, un singolo accesso cloud è bastato per avviare e portare a termine in meno di sei ore una campagna di mass credential harvesting. Separatamente, GTIG attribuisce a UNC6780 l’uso di AI coding assistants e scanner LLM manipolati per compromettere supply chain open source.
Il meccanismo è semplice e più veloce del controllo umano: più agenti AI si dividono il lavoro, correggono gli errori da soli, continuano a scandire e a riprovare, e comprimono in una singola sessione ciò che prima richiedeva giorni. Il risultato non è il modello in sé, ma la velocità con cui una compromissione cloud o un ambiente di sviluppo assistito può trasformarsi in furto di credenziali o in un package avvelenato prima che una verifica normale intercetti la manomissione.
Per chi usa AI assistita su codice, ticket o dati cloud, il punto è che la finestra di reazione si accorcia fino a diventare un problema operativo. Il rischio si sposta così dalla sola governance dell’uso non approvato all’abuso diretto di workflow agentici che possono aggirare i tempi su cui SOC, identity e supply-chain defense fanno ancora affidamento.
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