I pull request diventano un varco di supply chain

Il punto debole non è la verifica del codice in sé. È il workflow di CI/CD che la riceve: se gira con segreti, signing key o token del progetto, un pull request non fidato può far eseguire codice avversario dentro un canale che gli si fida addosso. La revisione del cambio non basta a proteggere un confine di fiducia che si è spostato nel workflow. Novee ha descritto questa classe di weakness, battezzata Cordyceps, e da una singola scansione ha segnalato 654 repository potenzialmente esposti, con 300 confermati pienamente sfruttabili. Tra i progetti citati ci sono Azure Sentinel, AI Agent Development Kit, Apache Doris, Cloudflare Workers SDK e Black; gli effetti vanno dall'uso di code arbitrario al furto di credenziali, fino alla pubblicazione di codice o package malevoli e al bypass dei merge gate. Per chi mantiene repository con workflow attivati dai pull request, il problema è strutturale: la supply chain non passa solo dal codice approvato, ma dal modo in cui l'automazione decide cosa è fidato. Qui il rischio resta ampio e trasversale, anche fuori dai progetti nominati.

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