RabbitMQ espone la chiave OAuth e rompe i confini tra tenant

La rottura vera è nella fiducia, non nella sola esposizione: un endpoint vecchio del management può restituire il client secret OAuth del broker a chiunque, e quel segreto basta per farsi passare per il broker davanti all'identity provider. In parallelo, il secondo difetto abbassa il muro tra tenant: un utente autenticato può leggere nomi di queue e exchange altrui e i relativi conteggi, anche senza averne i permessi. Miggo ha mappato i problemi su CVE-2026-57219 e CVE-2026-57221. Il primo consente in una sola richiesta non autenticata di recuperare il secret usato da RabbitMQ con OAuth 2; il secondo colpisce le release da 3.13.0 in poi e ha corretto con le versioni 4.3.0, 4.2.6, 4.1.11, 4.0.20 e 3.13.15. Il rischio è più alto dove il management port 15672 è raggiungibile da reti non fidate, in cloud, in ambienti multi-tenant o con UI amministrative esposte su Internet. In questi casi un leak del secret non resta un semplice dato esfiltrato: diventa un pivot verso token amministrativi e takeover del broker.

Part of the PlainSec briefing for 2026-07-13

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