Non sono più solo pacchetti avvelenati. Qui il danno resta anche dopo la pulizia, perché gli attaccanti entrano negli account dei maintainer, riscrivono la storia dei repository e fanno sembrare il codice malevolo parte normale del progetto. Così una verifica sul solo rilascio corrente può perdere la compromissione reale, e i segreti già passati sul workstation di sviluppo restano esposti.
La campagna PolinRider è arrivata a 162 artefatti malevoli in 108 pacchetti, con compromissioni su npm, Packagist, Go modules, Chrome extension e repository GitHub. Le fonti descrivono anche loader nascosti in file di configurazione e una riscrittura della Git history usata per far apparire più vecchie le modifiche malevole, oltre a credenziali di registry, source code, cloud e CI/CD a rischio sulle macchine degli sviluppatori.
Il punto operativo è questo: la compromissione non finisce con la rimozione del pacchetto infetto. Se l’account del maintainer o l’ambiente di installazione sono stati toccati, va considerato contaminato anche il canale di fiducia che porta al resto della base di codice e ai segreti usati per costruirla e distribuirla.