Il punto non è solo che gli stati ostili pesano per gran parte degli attacchi alla CNI britannica. Il cambio vero è il nuovo perimetro: il NCSC separa il problema in spazi far, mid e near, e sposta l’attenzione su ambienti condivisi dove un compromesso può propagarsi tra servizi, fornitori e siti diversi invece di restare confinato a un singolo asset.
Nel periodo giugno 2025-maggio 2026 l’NCSC ha gestito 200 incidenti sulla critical national infrastructure, e circa il 75% è stato attribuito a attori statali o a stati ostili come Russia, Cina e Iran. La parte più operativa del messaggio riguarda il mid space, dove cloud e open-source supply chain diventano moltiplicatori di impatto, e il near space, cioè i sistemi delle organizzazioni target, con forte enfasi sui settori OT-heavy come manufacturing ed energy.
Per chi gestisce infrastrutture cloud-heavy o dipendenti da fornitori, la lettura da fare è che la difesa più esposta non è sempre il perimetro aziendale, ma l’ambiente condiviso su cui si appoggia la flotta tecnica. Questo frame rende la CNI meno un elenco di incidenti e più una competizione continua su dove si concentra la capacità di scalare il danno.
Nation-state rivals linked to majority of consequential attacks targeting critical UK sites
The nation’s top cybersecurity official warned that business leaders, authorities need to rethink how they protect critical infrastructure from state-sponsored adversaries.