Un link Microsoft fidato basta a far parlare Copilot

Il punto debole non è solo Copilot che risponde troppo: è un link microsoft.com che porta istruzioni nascoste in un parametro consentito e passa oltre i controlli che cercano destinazioni sospette. In pratica, il filtro vede un dominio affidabile e perde di vista il contenuto che il link trasporta; il risultato è che il motore di ricerca AI può essere indotto a leggere e far uscire dati a cui l’utente ha accesso. Varonis ha pubblicato un proof-of-concept per SearchLeak, la catena che Microsoft ha già mitigato lato backend e che ha ricevuto l’identificatore CVE-2026-42824. La catena combina un parameter-to-prompt injection nel parametro 'q', una race condition nel rendering HTML e un bypass della Content Security Policy tramite Bing; i dati in gioco includono email, calendario, documenti, OneDrive e SharePoint. Per chi governa l’accesso a posta e contenuti in Microsoft 365 Copilot Enterprise, il problema da tenere a mente è questo: un link apparentemente legittimo può veicolare istruzioni eseguibili, non solo una ricerca. La finestra operativa è ora di consapevolezza e verifica, ma il modello di fiducia resta quello da correggere anche altrove, ogni volta che un assistente AI legge dati interni da un input che sembra innocuo.

Part of the PlainSec briefing for 2026-06-20

Editions

Sources