Gli agent AI diventano identità da proteggere

Il punto non è più l’uso dell’AI in sé. Il punto è che molti agenti entrano nei sistemi con una propria identità persistente, spesso con privilegi già pronti: se quell’identità viene rubata, l’attaccante si muove come un dipendente o come un’automazione fidata, non come un semplice utente di passaggio. Le fonti descrivono una crescita rapida degli agenti AI in azienda e un divario evidente tra adozione e governance. Sophos segnala che identità, OAuth token, credenziali di servizio e accessi ai sistemi core sono diventati bersagli ad alto valore; BeyondTrust cita un aumento del 466,7% degli agenti attivi in un anno, segno che la superficie esposta cresce più in fretta dei controlli. Per chi gestisce copilots, bot e integrazioni che leggono mail, documenti o codice e poi agiscono, queste identità vanno trattate come asset primari. Il controllo approvativo sull’app non basta se restano aperti token e account di servizio che possono ancora attraversare sistemi e flussi di lavoro.

Part of the PlainSec briefing for 2026-07-24

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