Un semplice ?url= non è solo un rischio di SSRF: in un runtime cloud può diventare una via di esfiltrazione per credenziali e file locali se il servizio fa la richiesta per conto dell’utente dentro il proprio perimetro di fiducia. La parte che sfugge alla lettura istintiva è che un controllo parziale sulla destinazione non basta a fermare la catena, quando il fetch interno può essere deviato con confusione sugli URL o redirect. Wiz descrive un caso reale su GCP Cloud Run in cui il Red Agent ha ricostruito una catena SSRF-to-local-file-read su un endpoint che accettava un parametro ?url=. Il tentativo diretto verso il metadata server è stato bloccato dalla validazione verso GitHub, ma dopo tre run e circa 96 richieste il sistema è stato portato a restituire sorgenti e credenziali GCP, mostrando che la verifica logica può essere aggirata senza un colpo frontale al metadata URL. Il punto non resta confinato a Cloud Run: qualunque app internet-facing che recupera URL forniti dall’utente e vede metadata o file interni nello stesso ambiente porta lo stesso raggio d’esplosione.
Part of the PlainSec briefing for 2026-06-17