RecruitTrap trasforma colloqui falsi in takeover di account business

Una campagna di recruiting phishing ha usato più di 3.000 URL in due mesi per arrivare dove il solito allarme su “password rubate” non basta: sugli account che governano pubblicità e profili social aziendali. CTM360 ha ricondotto l’operazione RecruitTrap a finte interviste e ha visto i target cadere soprattutto tra i profili marketing, proprio quelli che aprono accesso a dati clienti, campagne e servizi collegati all’identità. Il trucco mette una finestra di login falsa dentro il browser, completa di barra degli indirizzi e lucchetto, così il form sembra davvero Google o Facebook. Se la vittima inserisce le credenziali, l’attaccante rilancia in tempo reale la richiesta MFA e usa la sessione come se fosse legittima: il punto non è solo rubare l’accesso iniziale, ma ottenere un accesso operativo che può estendersi a account pubblicitari, pagine social e altri servizi business. Per chi usa Google o Facebook per gestire lavoro e comunicazione, questo schema vale oltre il singolo lure: un colloquio falso può diventare un foothold ad alto valore. Il rischio non finisce nella casella di posta; si sposta sugli asset di brand e sui dati che quegli account controllano.

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