Wiz usa React2Shell, CVE-2025-55182, per dire che il problema non è contare i finding, ma capire quali siano davvero sfruttabili. Su un parco Next.js ampio, una falla in un componente condiviso può generare migliaia di alert sparsi tra repository e immagini container; senza contesto, la coda delle segnalazioni cresce più in fretta della capacità di assegnarle.
Il punto è collegare i finding alla realtà di esecuzione: quali istanze sono esposte a Internet e quali arrivano a dati sensibili. Solo così ASPM smette di fare da raccoglitore di alert e diventa uno strumento di priorità, perché lo stesso difetto può essere innocuo in molti punti e pericoloso in pochi altri.
Per i team che usano scanner separati per codice, container e cloud, la lezione è questa: la lista degli alert non coincide con la lista dei rischi. Senza corrispondenza tra codebase, runtime ed esposizione cloud, il rumore resta alto e le istanze che contano rischiano di restare in fondo.