Il remote hiring diventa un canale per infiltrazioni multiple

Il remote hiring non si rompe più solo su CV falsi e identità rubate. Qui il problema è un operatore che passa colloqui in tempo reale con l’aiuto di AI e si appoggia a hardware negli Stati Uniti, così appare come un candidato locale pur controllando da lontano più persone fittizie e più stipendi insieme. Nisos dice di aver infiltrato una cellula nordcoreana attiva e di averne visto la struttura dall’interno: una flotta di circa 40 dispositivi, una ventina in uso, PiKVM per il controllo remoto, Tailscale per collegare le macchine e identità statunitensi rubate per far arrivare i laptop e instradare i salari. Il quadro conferma che il vetting standard può non vedere un colloquio già assistito da AI e un “dipendente” che in realtà poggia su infrastruttura domestica. Per le aziende che assumono personale IT remoto, il rischio non è un singolo falso assunto ma accesso interno, frode payroll e la stessa persona distribuita su più società.

Part of the PlainSec briefing for 2026-06-17

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