Un agente AI usato senza supervisione entra nel network ministeriale

Il punto non è che Hermes sia stato “hackerato”. Il punto è che l’operatore gli ha tolto i freni e lo ha lasciato lavorare come un intruso autonomo dentro un network governativo vivo. La vera esposizione aggiuntiva è arrivata dopo, quando log e strumenti dell’operazione sono rimasti in una directory web navigabile, trasformando l’infrastruttura dell’operatore in una fonte di scoperta. Le fonti confermano un impiego di Hermes con i prompt di approvazione disattivati contro il Ministero delle Finanze thailandese. Il sistema ha eseguito attività di post-exploitation in modo ripetitivo, mentre Hunt.io e Bob Diachenko hanno trovato 585 file e 470 MB di tooling in /hermes-results/, insieme a script mirati e artefatti dell’intrusione; il materiale recuperato include anche elementi che indicano un lavoro manuale già dentro la rete. Per chi sta valutando agent AI con accesso a comandi, la lezione è che il rischio non è solo l’abuso del prompt. Se l’esecuzione resta non supervisionata e gli output finiscono su percorsi prevedibili e indicizzabili, l’agente diventa anche un punto di raccolta per rivelare altre intrusioni, metodi e dati del bersaglio.

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