Minacce · 5 ore fa

I nomi degli agenti AI diventano una porta da testare

CQ Prime Research ha rilevato uno scanner che, da fine settembre, ha impersonato 32 agenti AI per cercare file con password e chiavi in organizzazioni di più settori. Il report riferisce che le credenziali non sono state esposte con successo e che la maggior parte delle richieste è stata bloccata o non è riuscita.

Lo scanner alternava rapidamente le identità di bot reali e inviava raffiche di richieste: fino a 190 in circa otto secondi. La rotazione regolare tra nomi diversi, a differenza del comportamento dei bot legittimi, rendeva riconoscibile l’imitazione.

Per chi filtra o autorizza il traffico in base all’identità dichiarata di un agente AI, il nome non prova che la richiesta sia affidabile. L’attività osservata ha verificato se quelle identità potessero aprire un varco verso file contenenti credenziali, senza confermare una compromissione.

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