La truffa del recupero aggiunge un secondo incasso al ransomware
GRIT ha osservato un affiliato che si fa chiamare Ransom Busters contattare vittime di DragonForce, Settra e Anubis con una proposta ingannevole: pagare per recuperare i file o cancellare i dati rubati. La novità non è il phishing in sé, ma il fatto che lo stesso ecosistema criminale si presenti come aiuto post-incidente per estrarre un secondo pagamento da chi è già stato colpito.
Il messaggio sostiene di avere accesso ai server del gruppo, alle chiavi di encryption e persino ai backup detenuti dagli aggressori. In pratica usa quella presunta capacità come leva commerciale: non per fornire un recupero legittimo, ma per spingere la vittima a pagare di nuovo, con richieste tra 20.000 e 60.000 dollari.
Per chi gestisce incidenti ransomware, il punto non è solo distinguere il gruppo estorsivo dalla controparte credibile. Conta anche verificare chi sta offrendo il recupero, perché questa falsa mediazione introduce una terza voce nella negoziazione e può confondere sia la risposta sia la valutazione di una reale cancellazione dei dati.