AI · 19 ore fa
IDC e GuidePoint Security hanno trovato che le identità non umane stanno crescendo più in fretta degli ambienti che dovrebbero governarle. In alcuni casi arrivano a un rapporto di 75 a 1 rispetto alle identità umane. Nel campione di circa 650 organizzazioni con un incidente confermato, le identità non umane sono state il punto di ingresso iniziale nel 19% dei casi, la stessa quota del phishing o delle credenziali rubate.
Il problema è che un agent AI viene gestito come un’identità software, non come una persona. Una volta ottenuto l’accesso, può continuare ad agire da solo, mentre inventari e verifiche pensati per gli utenti non riescono a dire dove viva quell’identità né chi la possieda davvero. Il report aggiunge che quasi otto rispondenti su dieci dichiarano alta fiducia nella visibilità su identità umane e non umane, ma oltre quattro su dieci indicano buchi di inventario o di ownership come una delle difficoltà principali.
Per chi usa agent AI che leggono mail, file o dati SaaS e possono anche compiere azioni, il rischio non è teorico: la superficie d’attacco si sposta sull’identità dell’agent, non sull’account del dipendente. Finché contano e governano solo le persone, access review, least privilege e perimetro dell’incidente restano ciechi su una parte crescente dell’ambiente.
1 fonte che coprono questa storia
Security teams increasingly outflanked by AI agents
A report warns that non-human identities are growing beyond the ability of existing systems to track.
Part of the PlainSec briefing for 2026-09-15