Normativa · 92 giorni fa
La raccolta di location history detenuta dalle piattaforme non passa più per una richiesta “a mappa” ampia e facile da ottenere. La Corte Suprema tratta questi dati come protetti dal Fourth Amendment quando sono in mano a un’azienda, quindi gli investigatori devono puntare a warrant più circoscritti o a un accesso diretto al dispositivo o alla persona.
La decisione 6-3 riguarda i geofence warrants e vale per dati storici di localizzazione conservati da servizi e app come Google Location History, oltre a dati di location di piattaforme come Microsoft, Uber e Yahoo. La Corte non vieta questi richieste, ma chiude la scorciatoia del terzo tramite: il semplice fatto che il dato sia stato condiviso con il servizio non basta più a renderlo liberamente estraibile.
Per chi gestisce piattaforme che conservano precise location history, il punto cambia il modello operativo delle richieste legali. La pressione si sposta dai grandi dragnet su dati aziendali verso raccolte più mirate e individuali, e i workflow di law enforcement dovranno adattarsi a questa soglia più alta.
2 fonti che coprono questa storia
Supreme Court delivers ‘major win’ for tech privacy in Chatrie ruling
In a landmark 6-3 Supreme Court geofence warrant ruling, justices declared that collecting phone location data constitutes a Fourth Amendment search.
The Supreme Court's decision to limit geofence warrants is a win for privacy advocates, who called their use unconstitutional but sought an outright ban.
Riepilogo fornitore: Microsoft
Part of the PlainSec briefing for 2026-06-29