Firmware ZBT: backdoor di fabbrica su molte marche

ZBT ha disseminato backdoor di root nel proprio firmware per router venduto come white-label in tutto il mondo. L’indagine di VulnCheck mostra che non si tratta di un caso isolato: il firmware ZBT ospita più implant costruiti dal produttore e finiti sotto marchi diversi, senza che il nome in etichetta riveli il vero proprietario della base software. Il meccanismo è semplice e pericoloso. Al boot il router esce verso un dominio esterno e apre così un canale di remote control in uscita, che può superare i firewall in ingresso e dare a chi controlla quel dominio privilegi di root. Da lì un attaccante può osservare il traffico, rubare credenziali o usarlo come punto d’appoggio nella rete interna. Per chi compra, gestisce o supporta router OEM e white-label, il rischio non coincide con il brand sul box. Se un apparato ZBT è presente in rete, l’esposizione può estendersi a più linee di prodotto e a più fornitori apparenti, anche quando il modello acquistato sembra diverso dagli altri.

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