Il modem diventa la via d’ingresso al kernel Android
Il confine che dovrebbe separare il modem dal sistema Android non regge: su alcuni Unisoc, un attacco su VoLTE può arrivare fino al kernel anche su dispositivi già patchati. Il punto critico non è il singolo bug del telefono, ma la fiducia nel passaggio tra rete cellulare privata, modem e sistema operativo.
SSD Secure Disclosure ha pubblicato la seconda fase della catena che, partendo dal modem firmware, modifica le protezioni della memoria del chip e rende leggibile, scrivibile ed eseguibile l’intero spazio fisico, compresa l’area in cui vive il kernel Android. La catena richiede una chiamata video in ingresso su una rete 4G privata controllata dall’attaccante, poi un primo foothold sul modem; i ricercatori l’hanno confermata su Motorola E13 e Xiaomi Redmi A5 con patch recenti, e il problema colpisce firmware Unisoc T606, T612 e T7250.
Per chi gestisce flotte basate su questi chip, la versione del telefono non basta a dare per chiuso il caso: quando la catena parte, il compromesso può estendersi all’intero dispositivo, non al solo processo della chiamata o al modem. CVE-2025-31718 resta quindi un vettore mirato ad alto impatto, non un rischio di massa via Internet.