GhostSplice spezza le difese di MCP e ruba segreti
GhostSplice mostra che i confini strutturati di MCP non bastano a fermare un agente che ricompone istruzioni spezzate. Un server già collegato può dividere un ordine di furto in frammenti innocui, farli passare tra tool description e tool result, e ottenere dall’assistente SSH keys, valori di .env, sorgenti e altri segreti presenti nel workspace.
ASSET Research Group descrive test controllati, non un intrusione reale: il punto è che il request offensivo nasce solo quando l’agente unisce i pezzi nel proprio contesto di lavoro. Il comportamento cambia anche tra client diversi e dipende dai controlli attorno al modello; per chi costruisce o opera AI coding assistants, il rischio riguarda quindi il contenuto server-side che l’agente può leggere, non solo il canale MCP in sé.