DeadLock sta rendendo più difficile spezzare la sua estorsione: non appoggia più i contatti e le pagine di leak su un singolo server o dominio, ma su Session e su pointer ospitati su Polygon. La reazione standard — togliere di mezzo il leak site o chiudere una chat — perde così il suo punto di strozzatura.
Microsoft dice di aver visto il gruppo usare smart contract e servizi decentralizzati per distribuire i riferimenti alle pagine di leak e per mantenere vivo il canale di negoziazione. In pratica, non c’è un host centrale da sequestrare o sospendere: se una pagina o un account sparisce, il meccanismo di estorsione può restare in piedi attraverso altri nodi del percorso.
Per i team che seguono ransomware e takedown, il cambio conta perché sposta la risposta dal singolo sito alla persistenza dell’infrastruttura. DeadLock non è solo più un problema di pubblicazione dei file rubati; è un caso in cui la resilienza del canale di pressione diventa parte centrale dell’operazione.