La scoperta automatica corre più veloce delle patch di Chrome
Il punto non è una singola falla di Chrome. Il problema è che la scoperta assistita da AI sta producendo più bug di quanti Google riesca oggi a impacchettare, pubblicare e far deployare, così la finestra di esposizione per chi resta indietro si allarga anche senza un exploit in corso.
Google dice di aver corretto 1.442 flaw tra Chrome 149, 150 e 151, con 370 fix solo nell’ultima release e 349 segnalati dalla stessa Google. Tra questi c’è CVE-2026-3545, uno sandbox escape critico nel componente Navigation che poteva portare il browser a leggere file locali; il vendor sta anche testando un ritmo di due security release a settimana perché la pipeline di bug discovery, spinta da LLM, sta superando il ritmo normale di correzione e disclosure.
Per chi gestisce browser su larga scala, il rischio si sposta sul tempo di permanenza delle versioni vecchie: la baseline diventa il patching rapido, non la sola presenza di una correzione pubblicata. Se il rilascio continua ad accelerare più del deployment, cresce il numero di utenti che resta esposto semplicemente perché la coda delle patch è troppo veloce per essere assorbita.