I controlli CASB e DLP non vedono il rischio semantico dell’AI
Il punto cieco non è l’accesso all’app AI. È il significato che si accumula lungo la conversazione e poi si traduce in un’azione via API: un prompt singolarmente innocuo può diventare rischioso solo quando il modello collega più indizi o un agente usa i permessi già concessi. Il filtro classico su file, campi e parole chiave resta troppo corto per questo tipo di esposizione.
SecurityWeek e CSO Online convergono sullo stesso punto: CASB e DLP da soli non bastano, e la sicurezza dell’AI dipende anche da discovery, protezione e governance delle API dietro gli agenti. Le fonti richiamano l’uso crescente di agentic AI, il peso delle API nei carichi AI e la presenza di shadow e zombie API, cioè interfacce dimenticate o mai censite che un agente può comunque trovare e usare.
Per chi sta distribuendo chatbot o agenti che leggono email, documenti e altri record interni, il rischio pratico è questo: approvare l’utente non significa controllare davvero ciò che il sistema capisce e può fare. La superficie da governare non è solo la sessione, ma la catena tra conversazione, contesto e API disponibili.
Rethinking AI Security: Why CASB and DLP Need an Interaction-Aware Layer
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