Langflow espone segreti e sistemi interni dopo lo zero-day

Un builder di agent AI non è solo un’app web: se cade, apre la strada ai segreti che ospita e ai sistemi a cui è collegato. Qui il problema non è la singola pagina vulnerabile, ma il fatto che una funzione di validazione diventa un punto di esecuzione sul server, con accesso potenziale a API key, credenziali dei modelli e integrazioni interne. CISA ha ordinato alle agenzie federali di intervenire con urgenza su CVE-2025-3248, perché Langflow <1.3.0 è esposto a code injection tramite /api/v1/validate/code ed è già sfruttato attivamente. La correzione è disponibile in Langflow 1.3.0 o successivo; il quadro è aggravato dal fatto che la voce KEV era già in ritardo rispetto allo sfruttamento osservato. Per chi usa piattaforme simili e accetta codice o input di validazione dagli utenti, il messaggio è lo stesso: quel percorso non va trattato come un helper innocuo, ma come una superficie RCE. In un ambiente del genere, un singolo accesso iniziale può estendersi ben oltre l’app colpita.

Part of the PlainSec briefing for 2026-07-23

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