Dal bastone delle sanzioni al processo per i hosting criminali

Il cambio vero non è un altro nome in lista: è il passaggio a colpire la layer di hosting che rende scalabili phishing, ransomware e brute-force. Quando il provider vende anonimato e server “normali” a chi fa abuso, la fiducia si spezza un gradino prima dell’applicazione e il problema diventa infrastrutturale, non legato a una singola campagna. Il DOJ ha reso pubbliche le accuse contro Alexander Alexandrovich Volosovik, Yulia Vladimirovna Pankova e Kirill Andreevich Zatolokin, insieme a Media Land e ML.Cloud. Le autorità li collegano a supporto tecnico e infrastrutturale per attacchi contro infrastrutture critiche in 21 stati USA e in altri Paesi, con perdite oltre 62 milioni di dollari; il Dipartimento di Stato offre anche una ricompensa fino a 10 milioni di dollari. Per chi traccia bulletproof hosting e traffico abusivo, il segnale è che Washington sta passando dalla pressione finanziaria alla prosecuzione penale pubblica e alla caccia agli informatori. Il rischio non è solo l’indirizzo che sparisce: è la perdita dell’anonimato operativo su cui si regge l’ecosistema criminale del hosting.

Part of the PlainSec briefing for 2026-07-17

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