La macchina della disinformazione russa diventa un asset globale
L’ecosistema pro-Russia non è più solo un apparato legato all’Ucraina. Si è trasformato in una capacità persistente del Cremlino, riutilizzabile su più narrativi e più bersagli; interromperne un pezzo non basta a spegnerlo, perché il valore sta nella rete di canali, persone e appoggi che può essere riallineata in fretta.
Google Threat Intelligence Group descrive una maturazione netta: nuove asset di influence operation, hacktivism pro-Russia su scala più ampia e un ritorno graduale da obiettivi centrati sull’Ucraina verso priorità più ampie, incluse EU e NATO. Il report segnala anche un uso crescente di generative AI per pianificazione, ricerca e produzione dei contenuti, e cita una base di difesa meno fragile di quanto sembri, ma resiliente solo entro i limiti di disruzioni ristrette.
Per chi gestisce comunicazione pubblica, media o threat intelligence, il punto è che la stessa infrastruttura nata per la guerra può ora essere riattivata contro campagne diverse, con un raggio d’azione più ampio e meno dipendente da un singolo fronte.