Un worm USB nasconde il C2 dietro Tor e diventa backdoor

La parte che cambia davvero è che non si tratta più solo di un clipper: una chiavetta infetta può rimettere in circolo il malware, e il canale verso l’attaccante resta invisibile ai controlli basati sugli IP. In pratica, un file shortcut su USB fa partire il codice, e il traffico passa da un Tor client locale e da un proxy SOCKS5, così la macchina sembra parlare solo con un nodo intermedio. Microsoft ha pubblicato i dettagli tecnici del campaign: LNK su USB, auto-propagazione verso altre unità rimovibili, furto di clipboard e screenshot, sostituzione degli indirizzi wallet e supporto a remote code execution su comando dal C2. Le tracce di rete classiche perdono valore perché non c’è un server esposto da bloccare; i segnali più utili restano il comportamento sul endpoint e l’attività anomala su WScript, Tor e dispositivi rimovibili. Per chi difende Windows, il punto è che un blocco perimetrale non basta a spegnere una campagna che si rigenera da USB e può anche aprire una porta di esecuzione remota. Il contenimento dipende molto più dal controllo dei removable media e dal monitoraggio del comportamento locale che dai soli indicatori di rete.

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